Salute Vegetale

CAVOLETTI DI BRUXELLES

Pubblicato il 08/05/2018

Abbiamo già parlato delle Crocifere in un precedente articolo, oggi voglio però approfondire una singola specie di Crocifere: i Cavoletti di Bruxelles. Non è un caso che ripropongo queste verdure perché, per il momento, sono quelle a cui la scienza ha dedicato più attenzione. I Cavoletti di Bruxelles prendono il nome da Bruxelles, capitale del Belgio, dove si ritiene siano stati coltivati per la prima volta nel XVI secolo. Spesso appaiono sulle liste delle "verdure più odiate" a causa dei loro sapori potenzialmente amari causati da composti contenenti zolfo. Cuocere troppo la verdura, in particolare facendo bollire, intensificherà i sapori amari e gli odori sgradevoli. Tuttavia, se ben cotti e conditi, i cavoletti di Bruxelles offrono una naturale dolcezza di nocciola. Sono disponibili tutto l'anno, ma la stagione di crescita massima è in autunno all'inizio della primavera. I CAVOLETTI E LA SALUTE I cavoletti di Bruxelles appartengono alla famiglia Brassicaceae che comprende anche broccoli, cavolfiori e cavoli di tutti i colori. Le verdure crocifere contengono un composto fitochimico denominato glucosinolato contenente zolfo, che è responsabile dell'odore caratteristico e del sapore amaro. La cottura e la digestione degradano i glucosinolati in composti chiamati isotiocianati che sono stati studiati per i loro effetti anti-cancro, che si esplicano proteggendo le cellule dal danno al DNA e prevenendo la crescita di nuovi vasi sanguigni nei tumori (note 1,2,3). Tuttavia, non esiste prove che i cavoletti di Bruxelles hanno effetti anti-cancro negli esseri umani, e alcune prove hanno suggerito che potrebbero aumentare il rischio di cancro al pancreas (4). Mentre aspettiamo ulteriori prove, è logico mangiarle non più di una volta alla settimana, variando la nostra dieta con le molte opzioni di verdure crocifere come broccoli, cavoli e cavolfiori. COME CUCINARLI Acquista cavoletti di Bruxelles di un verde brillante con foglie ben compattate. Le foglie gialle o appassite sono segni di invecchiamento e deterioramento. Possono durare circa 1 o 2 settimane in frigorifero. Una conservazione più lunga può causare scolorimento, macchie nere sulle foglie, appassimento e decadimento (nota 5). I cavoletti di Bruxelles più vecchi tendono anche a produrre odori più forti. Sciacquare i cavoletti di Bruxelles sotto l'acqua corrente fredda per rimuovere eventuali detriti. Tagliare i gambi di fondo resistenti e rimuovere eventuali foglie scolorite esterne. ARROSTITI: tagliare a metà i cavoletti di Bruxelles e disporre il lato di taglio, in un unico strato, su una teglia rivestita di carta da forno. Condire con olio extravergine d'oliva e un pizzico di sale. Arrostire in forno preriscaldato a 200 gradi fino a renderli dorati esternamente e teneri internamente. I cavoletti di Bruxelles più piccoli (circa 2 cm di diametro) devono essere arrostiti per 18 minuti, mentre quelli da 4 cm di diametro o più grandi possono richiedere 20-25 minuti. AL VAPORE: riempire il fondo di una pentola con 5 cm di acqua. Coprire e portare a ebollizione. Metti i cavoletti di Bruxelles puliti e tagliati in un cestello resistente al calore (no di plastica!) e inseriscili nella pentola. Abbassa la fiamma, copri la pentola e lasciare cuocere per 6-8 minuti o fino a quando sono teneri. Permetti al vapore di fuoriuscire scoprendo la pentola ogni pochi minuti per rilasciare i forti composti di zolfo. CRUDI: Taglia i cavoletti di Bruxelles a metà longitudinalmente. Con il lato tagliato verso il basso, tagliare a rondelle sottili e poi separare le foglie con le dita. Queste possono essere utilizzati in insalate con un po' di olio extravergine d'oliva. COME SERVIRLI Aggiungi cavoletti di Bruxelles tagliati a qualsiasi insalata, zuppa o stufato. Mescola i cavoletti di Bruxelles con frutta secca (mandorle affettate, noci, arachidi, nocciole) Cavoletti di Bruxelles arrostiti, 4 modi per gustarli: • Condiscili con olio d'oliva o di sesamo e succo di limone. • Cospargili con formaggio grattugiato finemente grattugiato come parmigiano o pecorino. • Bagnali con una combinazione di ¼ di tazza di aceto balsamico e 1-2 cucchiai di miele o sciroppo d'acero. • Utilizza erba cipollina, prezzemolo o timo. Bon Appétit! Lorenzo Del Moro 08/05/2018 [nelle note qui sotto troverete il nome del primo autore dell'articolo,l'anno di pubblicazione, la rivista scientifica, il numero del volume e la prima pagina. Sono informazioni sufficienti per identificare lo studio da internet: è sufficiente scrivere su Google Pubmed e una volta entrati scrivere sulla barra in alto in nome dell'autore,l'anno, numero di pagina per ottenere l'articolo.] 1. de Figueiredo SM., Recent Pat Endocr Metab Immune Drug Discov. 2015;9:24-39. 2. Fuentes F., Curr Pharmacol Rep. 2015;1:179-96. 3. Clarke JD., Cancer Lett. 2008;269:291-304. 4. Koushik A., Am J Epidemiol. 2012;176:373-86. 5. USDA. Brussels Sprouts: Agricultural Research Service. http://www.ba.ars.usda.gov/hb66/brussels.pdf. Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

CICORIA E RADICCHIO CONTRO LA STIPSI ED I PROBLEMI A DIGERIRE

Pubblicato il 09/04/2018

Con i termini radicchio e cicoria si indicano numerosi tipi di piante, appartenenti tutte alla medesima specie, ma di diversa morfologia e utilizzate in modo differente. La specie tipica Cichorium intybus è originaria del bacino del Mediterraneo o delle regioni occidentali dell'Asia, ha subito notevoli modificazioni e ha dato origine a molti tipi di piante. Fra i radicchi a foglie verdi si ricordano le varietà: ''Cicoria Milanese'', ''Pan di Zucchero'', ''Spadona''; fra i radicchi a foglie variegate: ''Radicchio di Treviso'', ''Rossa di Lombardia''; fra le cicorie da radici: ''Magdeburgo'', ''Genovese'', ''di Bruxelles''... CICHORIUM INTYBUS L. NOME COMUNE: Cicoria;Radicchio FAMIGLIA: Asteraceae PARTE UTILIZZATA: Foglie e Radici COSTITUENTI PRINCIPALI: • INULINA (nota 1) • LATTUCINA E LATTUCOPICRINA (presenti nelle foglie e nelle radici, sono responsabili del sapore amaro e delle proprietà eupeptiche (nota 2) ) • SALI MINERALI • ACIDO DICAFFEILTARTARICO ATTIVITA' PRINCIPALI: • AMARO-TONICO (nota 3) • DEPURATIVE E DIURETICHE • LASSATIVE IMPIEGO TERAPEUTICO: • DISAPPETENZA • STIPSI • DRENAGGIO E TERAPIE DIMAGRANTI UTILIZZO MEDICO La Cicoria, cui da sempre sono riconosciute virtù stomachiche (nota 4) e depurative, è una pianta amaro-tonica caratterizzata da proprietà depurative, diuretiche (acido dicaffeiltartarico) e blandamente lassative, migliora il transito intestinale. Tradizionalmente viene impiegata come coleretica (stimolante della produzione della bile) e colagoga (stimolante dello svuotamento della cistifellea), come sintomatico nelle turbe digestive (digestione difficoltosa, meteorismo ecc.) Uno studio risalente agli anni trenta, svolto in Italia da Arullani mise in evidenza le proprietà ipoglicemizzanti della pianta. L'autore ricavò una serie di curve glicemiche dopo un pasto a base di 200-300 g di Cicoria lessata e condita con olio crudo. Risultò che l'ingestione sia della Cicoria che della sua acqua di cottura era seguita da un abbassamento costante della glicemia, che dopo 3-4 ore poteva giungere al valore massimo di 18-44%. Il suo uso continuato ne fa un blando lassativo. Per uso esterno cataplasmi di foglie (applicazione di foglie bollite) sono utilizzate, a livello di medicina popolare, per risolvere foruncoli. CURIOSITA' • Galeno (nota 6) chiamava la cicoria ''amica del fegato'' Lorenzo Del Moro 08/04/2018 (1) L’inulina è un oligosaccaride, ovvero uno zucchero, poco calorico (100 kcal/100 g) e con un indice glicemico piuttosto basso. L’inulina è presente in diverse piante, la maggior parte di queste appartiene alla grande famiglia delle Asteracee. Grazie alla sua capacità di favorire la digestione e regolarizzare la funzionalità intestinale, è un ingrediente tipico di molti integratori alimentari. L'aspetto più interessante di questa fibra riguarda la sua capacità di elevare la percentuale di Bifidobacteria nella flora microbica intestinale, diminuendo contemporaneamente la densità di batteri nocivi. L'inulina è presente principalmente nella radice di cicoria, ma anche dal tartufo bianco e nel topinambur. Appartiene alla classe dei prebiotici, componenti alimentari non digeribili che stimolano la proliferazione di numerosi batteri benefici nel colon. (2) che favorisce la "buona digestione" (il vocabolo eupèptico deriva infatti dall'aggettivo greco éupeptos, che significa "digeribile", "di buona digestione"). (3) Una sostanza dal sapore amaro utilizzato per aumentare l'appetito, aumentare l'acidità dello stomaco e la digestione delle proteine, e per aumentare leggermente lo svuotamento dello stomaco. (4) Uno stomachico è un prodotto naturale o farmaceutico in grado di stimolare la digestione, favorendo di riflesso l'appetito. (5) Arullani C., Problema alim., 11,1, 103 (1937); 11, 3, 124 (1939) (6) è stato un medico greco antico, i cui punti di vista hanno dominato la medicina occidentale per tredici secoli, fino al Rinascimento. BIBLIOGRAFIA • ''Dizionario di fitoterapia e piante medicinali'' di Enrica Campanini Ed. Tecniche Nuove • ''Il Grande libro dei Fiori e delle Piante'' Ed. Selezione dal Reader's Digest • ''Rimedi Naturali'' Ed. Giunti Demetra Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

I CECI

Pubblicato il 08/03/2018

I CECI I ceci sono i semi della pianta cece (Cicer arietinum), è una pianta erbacea della famiglia delle Fabaceae, famiglia a cui appartengono tutte le leguminose. Il nome deriva dal latino cicer. È noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cecio sul naso. Il nome specifico arietinum si riferisce invece alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete. È uno dei primi legumi ad essere stati coltivati: in Medio Oriente sono stati trovati resti di coltivazioni che risalgono al 4500 a.C. Attualmente l'India produce più della metà dei ceci consumati nel mondo, ma moltissime varietà vengono coltivati in più di 50 paesi. QUALI NUTRIENTI CONTENGONO I CECI? • Proteine • Acido Folico • Ferro • Fibre (sia solubili sia insolubili) (nota 9) • Fosforo • Acidi grassi polinsaturi e monoinsaturi CECI E SALUTE I ceci e tutti i legumi contengono numerosi componenti che, se consumati nell'ambito di una dieta bilanciata ricca di prodotti vegetali, possono aiutare a prevenire lo sviluppo di varie malattie croniche: • DIABETE: sia i ceci secchi che in scatola hanno un basso indice glicemico e contengono amilosio, un amido resistente che viene assorbito lentamente. Questi fattori contribuiscono a prevenire improvvisi picchi di zucchero e insulina nel sangue, ciò migliora il controllo della glicemia nelle persone con diabete di tipo 2. (note 1,2,3,5,6,7) • MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE DELL'INTESTINO: i ceci contengono una fibra solubile chiamata raffinosio, un tipo di oligosaccaride che viene fermentato nel colon da batteri benefici chiamati Bifidobatteri. Appena i batteri metabolizzano questa fibra, viene prodotto un acido grasso a catena corta chiamato butirrato. Il butirrato svolge un ruolo nel ridurre l'infiammazione nella parete del colon, promuovendo la regolarità nell'intestino e prevenendo il cancro del colon-retto promuovendo l'apoptosi cellulare (morte cellulare). (note 1,3,4) • MALATTIE CARDIACHE: i ceci contengono uno sterolo vegetale chiamato sitosterolo che è strutturalmente simile al colesterolo. Interferisce con l'assorbimento del colesterolo e quindi può aiutare ad abbassarne i livelli nel sangue. La fibra e i grassi insaturi nei ceci contribuiscono a equilibrare i livelli di lipidi nel sangue. (note 1,3,5,7) • OBESITA': cibi ricchi di fibre possono aiutare a promuovere una sensazione di pienezza e sazietà ritardando la digestione e aggiungendo massa ai pasti. L'effetto saziante dell'alto contenuto in fibre e proteine dei ceci può aiutare nella gestione del peso. (note 1,3,5,7) COTTURA E RICETTE Una buona strategia per preparare i ceci secchi è metterli in ammollo la sera prima di andare a dormire e cuocerli il giorno dopo in un'acqua diversa da quella di ammollo che andrà buttata (nota 8) (vi consiglio di preparane in quantità, perché, una volta cucinati, potrete congelarli tranquillamente e averli sempre pronti all’uso. In questo modo, eliminerete anche il bisogno di utilizzare i ceci in lattina, con un bel risparmio di denaro), la quantità dell’acqua dev’essere il doppio dell’altezza dei ceci. Durante l’ammollo i ceci raddoppieranno di volume. Dopo di che per 1 tazza di ceci secchi, aggiungete 3 tazze di acqua in una pentola e cuocete per 60-90 minuti o fino alla tenerezza desiderata. Se per una questione di tempo preferite acquistare i ceci in lattina già cotti vi consiglio di prendere quelli senza aggiunta di sale. I ceci sono molto versatili, li potete aggiungere in insalate, zuppe o stufati. Oppure li potete tostare o arrostire, in questo caso diverranno uno snack da mangiare con parsimonia. La mia ricetta preferita è l' hummus di ceci: dopo la cottura aggiungete olio d'oliva, aglio e succo di limone e frullate il tutto. Otterrete una crema gustosa da spalmare sul pane. Buon appetito! Lorenzo Del Moro 05/03/2018 [nelle note qui sotto troverete il nome del primo autore dell'articolo,l'anno di pubblicazione, la rivista scientifica, il numero del volume e la prima pagina. Sono informazioni sufficienti per identificare lo studio da internet: è sufficiente scrivere su Google Pubmed e una volta entrati scrivere sulla barra in alto in nome dell'autore,l'anno, numero di pagina per ottenere l'articolo.] (1) Jukanti AK, British Journal of Nutrition. 2012 Aug;108(S1):S11-26.. (2) Gupta RK, J Agric Food Chem. 2016 Dec 23;65(1):6-22. (3) Singh B, J Food Sci Technol. 2017 Mar 1;54(4):858-70. (4) Canani RB, World J Gastroenterol. 2011 Mar 28;17(12):1519. (5) Havemeier S, Ann N Y Acad Sci. 2017 Mar 1;1392(1):58-66. (6) Gepts P, Plant Physiol. 2005 Apr 1;137(4):1228-35. (7) Rebello CJ, Obes Rev. 2014 May 1;15(5):392-407. (8) Grazie all'ammollo i legumi rilasciano nell'acqua acido fitico. L’acido fitico non permette al nostro organismo di assorbire i minerali presenti nel cibo che lo contiene e inoltre si lega anche ai minerali presenti nel corpo, sottraendoceli. (9) Esistono due varietà di fibra, entrambe benefiche per la salute: La fibra solubile, che si dissolve in acqua, può aiutare a ridurre i livelli di glucosio e aiuta a ridurre il colesterolo nel sangue. Gli alimenti con fibre solubili includono farina d'avena, nocciole, legumi, mele e mirtilli. La fibra insolubile, che non si dissolve in acqua, può aiutare il cibo a muoversi attraverso il sistema digestivo, promuovendo la regolarità e aiutando a prevenire la stitichezza. Gli alimenti con fibre insolubili includono grano, pane integrale, cous cous integrale, riso integrale, legumi, carote, cetrioli e pomodori. Le migliori fonti di fibre sono i cibi integrali, frutta e verdura fresca, legumi e noci.

ERBE AROMATICHE ED OFFICINALI

Pubblicato il 06/02/2018

Le erbe si dividono in due categorie, da cucina e officinali (o medicinali); alcune erbe officinali però sono usate anche in cucina. Esse hanno da sempre accompagnato l'umanità ed erano utilizzate per cercare di curare ogni patologia, proprio come oggi usiamo i farmaci di sintesi chimica. L'arte di usare le erbe come farmaco si è conservata fino ai giorni nostri, essa è utilizzata da molti medici per trattare alcuni disturbi e prende il nome di Fitoterapia. La Fitoterapia è una disciplina che cura le malattie usando estratti naturali di piante fresche o essiccate. Negli estratti sono presenti quei principi attivi (disponibili sotto forma di gocce, infusi, decotti tisane e aromi) che la moderna farmacologia spesso cerca di sintetizzare chimicamente o modificare per renderli più efficaci. La Fitoterapia può contribuire a migliorare alcune problematiche, risolvere piccoli malesseri e disturbi, specie quelle malattie leggere che normalmente tendiamo a trascurare. Pur risolvendo problemi contingenti, la Fitoterapia va considerata in un'ottica di più ampio respiro: quella della prevenzione. LE ANTICHE CIVILTA' L'insieme delle conoscenze che permettono di impiegare i diversi vegetali a scopo terapeutico è antica quanto l'uomo. In passato le erbe erano utilizzate empiricamente ma oggi attraverso la biologia molecolare stiamo confermando le antiche saggezze. Nelle tavole di argilla della cultura assiro-babilonese e nei geroglifici degli antichi egizi si ritrovano citazioni dell'utilizzo delle piante a scopo terapeutico e veri e propri trattati sull'impiego delle piante medicinali. La Bibbia è costellata di riferimenti alle proprietà terapeutiche dei vegetali. I greci Aristotele e Ippocrate e molti altri medici e matematici del tempo, promossero nelle loro Scuole lo studio della botanica. Durante il Medioevo furono i monaci a perpetuare la tradizione fitoterapica, anche perché spesso la regola conventuale imponeva la cura e l'assistenza dei malati. LA FITOTERAPIA OGGI Come già abbiamo accennato, l'uso delle piante officinali è passato da una fase empirica e popolare, a una fase in cui la ricerca e la sperimentazione scientifica la fanno da padrone. L'opportunità di isolare i principi attivi più importanti delle piante ha fatto credere che potessimo chiudere in una capsula l'enorme ricchezza fitoterapica presente in natura. Ci sbagliavamo! Responsabile dell'efficacia terapeutica della pianta officinale non è il principio attivo isolato da tutto il resto, bensì un insieme di sostanze (conosciute e sconosciute) che, in sinergia tra loro e col principio attivo, concorrono al raggiungimento del miglior risultato terapeutico. Questo insieme è definito ''fitocomplesso''. Nonostante ciò il mercato degli integratori alimentari è in continua espansione. LE PIANTE PRINCIPALI Vediamo ora alcune delle principali Piante officinali, per ognuna scriverò informazioni sulle Proprietà e i possibili Impieghi. ANETO: Proprietà--> Carminativa (anti-aerofagia), antispasmodica, galattogoga (fa aumentare la produzione di latte), diuretica. Impiego--> Polvere dei semi, infuso, essenza. Per combattere l'aerofagia e agevolare la digestione basta spargere un pò di semi sopra il cibo. La tisana dei semi agevola la secrezione lattea e calma il vomito e il singhiozzo. Viene usato come aromatizzante nella preparazione di liquori, condimenti e pietanze. BORRAGINE: Proprietà--> Espettorante, antipiretica, anti infiammatoria, emoliente. La maggior concentrazione di sostanze benefiche è nei semi, da cui estrarre il famoso olio di borragine, ricco di un acido essenziale omega-6 che modula la risposta infiammatoria dell'organismo. Impiego--> Decotto e infuso per malattie dell'apparato respiratorio; risciacqui con l'infuso in caso di infiammazione della bocca. L'infuso aggiunto all'acqua del bagno decongestiona e pulisce la pelle. E' tra le piante selvatiche più usate in cucina. Si usano le foglie fresche in insalata ma è meglio prima cuocerle. Le foglie essiccate o fresche, lessate e tritate come aromatizzante per verdure cotte o minestre. CUMINO: Proprietà--> Digestive, carminativo, galattagogo,calmante, antispasmodico,circolatorio(favorisce il richiamo venoso e linfatico). Presenta un olio essenziale molto aromatico. Impiego--> infuso, decotto, tintura per i disturbi da cattiva digestione e mestruazioni con flusso scarso. Gargarismi con l'infuso per alitosi, impacchi con l'infuso per emorroidi. ERBA CIPOLLINA: Proprietà--> Stimola l'appetito e la produzione di succhi gastrici, aiuta a combattere la stitichezza grazie alle sue proprietà lassative. Antisettiche. E' ricca di vitamina C. Diuretica. Impiego--> si usano in particolare le foglie. Il modo migliore per consumarle è raccoglierle fresche dalla propria piantina in casa e usarle il più possibile crude. Si può usare per aromatizzare piatti di ogni genere. Si sposa molto bene con il sapore dei porri. Si può realizzare un infuso, rimedio naturale per combattere la stitichezza. MALVA: Proprietà--> ricca di mucillaggini, è usata soprattutto come lassativa; è inoltre antiflogistica, emolliente, antitosse. Impiego--> infuso e decotto per stipsi, irritazioni della bocca, stomaco e intestino e in caso di tosse e catarro. L'infuso nell'acqua del bagno per un effetto emolliente e idratante. Un ultimo consiglio pratico che voglio darvi è di cercare di bere thè e tisane senza aggiunta di zucchero, i motivi sono due: primo,lo zucchero è un alimento innaturale non presente in natura,è un alimento morto che contiene solo saccarosio e per questo fa ingrassare. Secondo, le erbe aromatiche hanno dei sapori eccezionali e sarebbe un peccato coprirli con il dolce artificiale delle zucchero. Per chi ha sempre usato lo zucchero consiglio di toglierlo dalla sua alimentazione gradualmente, in modo che le sue papille gustative e il suo intestino si abituino ad un sapore sempre meno dolce. In questo modo inizierete a godere di tutti i gusti che offrono i cibi naturali. Lorenzo Del Moro 06-02-2018 Bibliografia • Rimedi Naturali, Ed. Giunti Demetra • L'Alimentazione Naturale, Nico Valerio, Ed. Oscar Mondadori Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

LE VERDURE CRUCIFERE, SCOPRIAMOLE!

Pubblicato il 08/01/2018

Le crucifere. Il nome non suona comune ma approfondendone la conoscenza, scopriremo che le crucifere sono presenti nella nostra vita più di quanto immaginiamo. Nulla di pericoloso, anzi! Hanno effetti decisamente positivi sul nostro corpo. Vediamo quali verdure appartengono a questa famiglia: cavolfiore,cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolo nero, cavolo rosso, cavolo riccio, cavolini di Bruxelles,broccoli, cime di rapa, ma ne fanno parte anche la senape, il ravanello, la rucola e il rafano. Una caratteristica che contraddistingue gli appartenenti a questa famiglia sono i fiori a quattro petali disposti a croce. Il nome “crucifere” deriva proprio da lì. Le Crucifere sono verdure classicamente invernali quindi trovo giusto parlarne in questo periodo. Ora immergiamoci nella scienza per capire cosa contengono queste verdure che le rende così preziose per il nostro benessere. Le verdure Crucifere possiedono numerosi fitocomposti che contribuiscono alla promozione della salute, ma quelli che le contraddistinguono sono i glucosinolati, essi vengono attivati dall'enzima mirosinasi (naturalmente contenuto nelle crucifere), che li trasforma in isotiocianati. L'isotiocianato più studiato è il solforafano (è questa la molecola che sprigiona il caratteristico, per alcuni sgradevole, odore del cavolo in cottura). Bene, ora che abbiamo rivelato i nomi delle molecole protagoniste vediamone gli effetti biologici. Studi recenti indicano che gli isotiocianati naturali, come il sulforafano (SFN) possiedono forti attività antitumorali. Vediamo alcuni studi presenti nella letteratura medico-scientifica: Nel 2009 è stato pubblicato uno studio (una revisione sistematica) sul "The AAPS Journal" che è stato citato, fin'ora, più di 100 volte da altri ricercatori, si legge: ''Lo sviluppo del cancro è un processo a lungo termine e multistep che comprende fasi di iniziazione, progressione e promozione della carcinogenesi. In teoria, può essere interrotto lungo queste diverse fasi. In questo contesto, molti composti alimentari naturali ottenuti dal nostro consumo giornaliero di frutta e verdura hanno dimostrato di possedere effetti preventivi sul cancro. L'isotiocianato di feniletile (PEITC) e il sulforafano (SFN) sono due degli isotiocianati più studiati delle crocifere. Entrambi sono risultati essere agenti chemiopreventivi molto potenti in numerosi modelli di carcinogenesi animale e modelli di colture cellulari." (nota 1) Nel 2005 è stato pubblicato sulla rivista "Oncogene" uno studio (nota 2) citato,fin'ora, 79 volte in cui viene spiegato il possibile meccanismo dell'attività antitumorale di alcune molecole contenute nelle crucifere (in particolare SFN e PEITC): i ricercatori hanno visto che SFN e PEITC inibiscono l'attività di importanti molecole coinvolte nella genesi dei tumori (come NF-kB; si ritiene che Nf-kB svolga un ruolo importante nella chemioprevenzione del cancro a causa del suo coinvolgimento nella crescita delle cellule tumorali, nella proliferazione, nell'angiogenesi, nell'invasione, nell'apoptosi e nella sopravvivenza). Ancora, altri studi suggeriscono che l'elevato consumo di verdure, in particolare le verdure Crucifere, è associato a un ridotto rischio di cancro alla prostata. (nota 3) (nota 4) (nota 5) Che,ricordo, è il tumore più frequente nel sesso maschile. I MIGLIORI METODI DI COTTURA DELLE CRUCIFERE Per godere al meglio dei benefici di tutte le molecole del benessere contenute nelle crucifere dobbiamo prestare attenzione alle tecniche di cottura, di conservazione e di cucina. La cottura al microonde è particolarmente efficace per distruggere l'enzima mirosinasi, così come le procedure per la produzione di verdure congelate. (nota 6) (nota 7) Le preparazioni culinarie in cui si recupera tutta l'acqua di cottura, tipiche delle zuppe e degli stufati, sembrerebbero essere meno distruttive. Circa la metà dei glucosinolati diffonde rapidamente dalle foglie nell'acqua di cottura, inoltre il calore disattiva la mirosinasi. Meglio dunque fare cotture molto brevi, scottare rapidamente le foglie in acqua o al vapore, così da lasciare gli ortaggi croccanti, e aggiungere al piatto un fiore di broccolo crudo per garantire la presenza di mirosinasi. Concludo con una informazione che vi lascerà stupiti: il cavolo nero e i broccoli contengono, a parità di peso, più calcio biodisponibile del latte! (Fonte: Società Italiana di Nutrizione Umana) Buon Appetito e a presto! Lorenzo Del Moro 07/01/2018 [nelle note qui sotto troverete il nome del primo autore dell'articolo,l'anno di pubblicazione, la rivista scientifica, il numero del volume e la prima pagina. Sono informazioni sufficienti per identificare lo studio da internet: è sufficiente scrivere su Google Pubmed e una volta entrati scrivere sulla barra in alto in nome dell'autore,l'anno, numero di pagina per ottenere l'articolo.] (1) Cheung KL., AAPS J. 2010 Mar;12(1):87-97 (2) Xu C., Oncogene. 2005 Jun 30;24(28):4486-95 (3) Cohen JH., J Natl Cancer Inst. 2000 Jan 5;92(1):61-8 (4) Kolonel LN., Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2000 Aug;9(8):795-804 (5) Willis MS., Clin Chim Acta. 2003 Apr;330(1-2):57-83 (6) Wang GC., J Agric Food Chem. 2012 Jul 11;60(27):6743-8. (7) Dosz EB., J Food Sci. 2013 Sep;78(9):H1459-63 BIBLOGRAFIA · The AAPS Journal · Oncogene, Original Paper · La Grande Via, Berrino F. Fontana L., Ed. Mondadori SITOGRAFIA · https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

LA CURCUMA (CURCUMA LONGA)
IL VERO ORO

Pubblicato il 04/12/2017

Torniamo a parlare di spezie, ricorderete il mio primo articolo in cui ho parlato,in generale, dei benefici delle spezie più conosciute. Oggi vorrei concentrarmi su una di esse, la Curcuma, una delle spezie più studiate dalla scienza per i suoi innumerevoli benefici. Grattugiando la grossa radice della Curcuma Longa si ottiene una polvere giallo oro: è questo il colore del curry, di certe stoffe tinte artigianalmente (per esempio le vesti dei monaci buddisti) e dei cosmetici usati in India. Già 4000 anni fa, gli Indiani facevano ampio uso della curcuma, considerata la spezia più importante, legata anche ai rituali religiosi indù per il suo colore giallo, correlato al Sole. Oggi la curcuma entra praticamente in tutti i piatti di carne e verdura indiani, sia nella miscela nota come curry sia da sola. Indonesia e Nordafrica apprezzano in particolare il riso colorato e aromatizzato con questa radice, capace di offrire ai piatti un gusto particolare, difficile da descrivere. Nelle tavole nostrane compare solo mimetizzata : viene infatti usata industrialmente come colorante della senape, oltre che per certi formaggi e liquori. L'antica Medicina Ayurvedica indiana e la Medicina Tradizionale Cinese hanno usato la curcuma nei secoli come rimedio per molte patologie. Solo da qualche anno la nostra medicina moderna sta comprendendo quali sono i meccanismi che conferiscono alla curcuma le sue proprietà benefiche, vediamo alcuni dei migliori studi pubblicati: Nel 2007 è stato pubblicato sulla rivista Advances in Experimental Medicine and Biology uno studio intitolato ''Antitumor, anti-invasion and antimetastatic effects of Curcumina'', i ricercatori, con diversi studi in modelli animali hanno dimostrato un effetto inibitorio della Curcumina (molecola contenuta nella curcuma) nella progressione delle cellule tumorali (nota 1). Sempre nel 2007 è stato pubblicato sulla rivista Cancer Research uno studio che mostra come la Curcumina sembrerebbe inibire l'insorgenza e la promozione del cancro della pelle e del cavo orale indotto da sostanze chimiche (nota 2). Nel 2006 è stato pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology uno studio clinico pilota in cui il 100% dei pazienti trattati per 6 mesi con Curcumina e Quercetina (molecola contenuta nelle cipolle e altri cibi) hanno avuto una riduzione del numero e della dimensione dei polipi intestinali (nota 3). Bene, sembrerebbe che ancora una volta la scienza moderna stia dando una fondamentale conferma delle antiche saggezze derivanti dalle antiche medicine. Vi auguro un Buon Appetito! A presto. Lorenzo Del Moro 03/12/2017 (1) Adv Exp Med Biol. 2007;595:173-84 (2) Cancer Res. 2007 Mar 1;67(5):1988-96 (3) Clin Gastroenterol Hepatol. 2006 Aug;4(8):1035-8. Epub 2006 Jun 6. Bibliografia · Advances in Experimental Medicine and Biology (journal) · Cancer Research (journal) · Clinical Gastroenterology and Hepatology (journal) · Buona tavola, salute e bellezza con Erbe aromatiche e spezie- Giuliana Lomazzi- Ed Red! Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

IL CONSUMO GIORNALIERO DI SPEZIE RENDE PIÙ SANI?

Pubblicato il 23/10/2017 da Lorenzo Del Moro

Alla riscoperta dei cibi antichi Sebbene le spezie sono state utilizzate per migliaia di anni e sono note per il loro sapore,per il gusto e per dare colore al cibo, di solito non sono conosciute per il loro valore medicinale. Ricerche approfondite negli ultimi due decenni hanno indicato che esistono sostanze fitochimiche presenti nelle spezie che possono prevenire diverse malattie croniche, inclusi malattie tumorali, diabetiche, cardiovascolari, polmonari, neurologiche e autoimmuni. Per esempio, è stato dimostrato il potenziale della curcuma (contenete il principio attivo curcumina), del peperoncino rosso (capsaicina), dei chiodi di garofano (eugenolo), dello zenzero (zerumbone), del finocchio (anetolo), del fieno greco (diosgenina) e del cumino nero (timochinone) nella prevenzione del cancro. Inoltre, il meccanismo con cui questi composti mediano gli effetti anticancro sta diventando sempre più evidente (nota 1). Il 4 Agosto 2015 è stato pubblicato online sul British Medical Journal (una delle riviste di medicina più importanti al mondo) un grande studio prospettico (nota 2) sulla relazione tra mortalità e consumo di spezie, non era mai stato condotto uno studio del genere. Dallo studio emerge che le persone che mangiano cibi con spezie quasi ogni giorno hanno una probabilità del 14% di vivere più a lungo di coloro che consumano cibi con spezie meno di una volta alla settimana. Chi mangia spezie regolarmente ha anche meno probabilità di morire di cancro e malattie cardiache e respiratorie rispetto a coloro che mangiano raramente spezie. I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti, su salute e dieta, di 487.375 persone, di età compresa tra i 30 e i 79 anni, per un periodo di 7.2 anni. I partecipanti con una storia di cancro, malattie cardiache e ictus sono stati esclusi dallo studio. Durante il follow-up ci sono stati 11.820 morti tra gli uomini e 8.440 morti tra le donne. I risultati hanno mostrato che gli uomini e le donne che hanno mangiato regolarmente cibo con spezie avevano meno probabilità di morire di quelli che mangiavano meno frequentemente spezie. Avevano anche meno probabilità di sviluppare alcune malattie, tra cui il cancro e le malattie cardiache e respiratorie. Oramai le evidenze scientifiche sono molte, quindi possiamo dire: SI! IL CONSUMO GIORNALIERO DI SPEZIE RENDE PIU SANI! [nelle note qui sotto troverete il nome del primo autore dell'articolo,l'anno di pubblicazione, la rivista scientifica, il numero del volume e la prima pagina. Sono informazioni sufficienti per identificare lo studio da internet: è sufficiente scrivere su Google Pubmed e una volta entrati scrivere sulla barra in alto in nome dell'autore,l'anno, numero di pagina per ottenere l'articolo.] (1) Planta Med. 2008 Oct;74(13):1560-9 (2) http://www.bmj.com/content/351/bmj.h3942 IN CUCINA CON LE SPEZIE Vediamo ora come utilizzare al meglio le nostre amate spezie in cucina. Le spezie possono essere utili per tre motivi: - con il loro aroma migliorano il sapore di alcuni cibi, con il loro colore li vivacizzano e rendono i nostri piatti non monotoni, grazie alle molte varietà di spezie esistenti. - come abbiamo già visto possiedono proprietà benefiche riconosciute. - permettono di ridurre la quantità di sale in cucina (un suo uso eccessivo è associato a un maggiore rischio di ipertensione e malattie cardiovascolari) Gli abbinamenti con frutta e verdure Non tutte le spezie vanno d’accordo con frutta e verdura. Iniziamo a vedere quali spezie associare alla frutta. ALBICOCCA: Cannella, chiodi di garofano, zenzero, sesamo, cardamomo CILIEGIA: Cannella, chiodi di garofano, noce moscata FICHI: Anice, cannella, finocchio, zenzero, pepe nero FRAGOLA: Cannella, chiodi di garofano, curry, pepe ARANCIA TAROCCO: Anice, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, macis, noce moscata ARANCIA CHIARA: Anice, coriandolo, cannella, zenzero, noce moscata PERA: Cannella, chiodi di farofano, pepe nero, zenzero, noce moscata, anice MELONE: Sesamo nero, nigella, cardamomo, zenzero, pepe MELA: Anice, cardamomo, cannella, zenzero, chiodi di garofano, finocchio, rafano UVA: Pepe nero, vaniglia, zenzero, cannella, chiodi di garofano PESCA: Cannella, chiodi di garofano, zenzero, sesamo, pepe nero, vaniglia POMPELMO: Zenzero, anice, cannella Vediamo ora gli abbinamenti con le verdure. ASPARAGI: Aneto, carvi, noce moscata, senape, sesamo ZUCCA: Cannella, chiodi di garofano, sesamo, levistico, zenzero, paprika, pepe, curry BROCCOLI: Senape, noce moscata, pepe nero, peperoncino, curcuma ZUCCHINE: Zenzero, coriandolo, pepe nero, curcuma SPINACI: Cannella, sesamo, levistico, pimento, noce moscata POMODORI: Aneto, curry, vaniglia, pepe rosso, paprika CARCIOFI: Coriandolo, paprika CAROTE: Cannella, curry, zenzero, cumino, pepe nero, curcuma CAVOLFIORI: Carvi, curry, cumino, finocchio, sesamo, peperoncino, levistico CETRIOLI: Peperoncino, pepe di Cayenna CIPOLLE: Pepe, senape, paprika, coriandolo PISELLI: Aneto, finocchio, levistico, noce moscata PATATE: Cumino, semi di finocchio, paprika, pepe di Cayenna, noce moscata MELANZANE: Finocchio, sesamo, pimento, pepe nero, levistico, curry FINOCCHI: Sesamo, cumino, semi di finocchio, peperoncino, pepe nero, curcuma RAPE: Carvi, chiodi di garofano, zenzero, senape Vediamo ora dove poter usare le spezie essenziali Coriandolo. I semi di coriandolo sono adatti a insaporire con il cumino uno stufato di  lenticchie e spinaci, sono adatti da aggiungere agli impasti di pane, dolci e biscotti. Cumino. I semi interi fatti tostare con un pizzico d’olio per sprigionare tutto il loro aroma sono perfetti per aromatizzare ceci, patate, riso. Provateli, nel tofu strapazzato. Paprika. Per dare un tocco aromatico intenso,  ma anche un colore allegro a del tofu strapazzato o al tempeh; per insaporire semplici verdure al vapore o spargerne un bel pizzico sul cavolfiore fritto.  Zenzero. A cominciare dal tè per finire nei dolci il suo uso è universale. Utile tutte le volte che si vuole un aroma pungente, per esempio nei centrifugati di frutta e verdura. Da provare con una zuppa di asparagi, piselli e tofu. Oppure nella preparazione di seitan e tofu con l’aggiunta di limone. Aggiungetelo grattuggiato, con del peperoncino, a una crema di cavoli, succo di mela e avocado. Da aggiungere agli impasti di  dolci e biscotti, in particolare nella torta di carote. Curcuma. La sua capacità di colorare i piatti è davvero stimolante. Mettetene un pizzico nell’acqua di cottura delle patate, del riso o della pasta. Sarà una festa per gli occhi e metterà di buon umore. Ma provate anche ad aggiungerla al tofu in qualsiasi modo lo cuociate. Cannella.  Si abbina bene con la frutta cotta e soprattutto con le  mele. Peperoncino. Se siete  avvezzi ai cibi piccanti, un pizzico di peperoncino lo potete aggiungere dovunque per dare un tocco in più. Spero che i nostri consigli vi saranno utili, BUON APPETITO! Lorenzo Del Moro 23/10/2017 Sitografia www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ https://www.dionidream.com/come-conoscere-ed-utilizzare-le-spezie-cucina/ Informazioni sull'autore Lorenzo Del Moro è uno studente all'ultimo anno del Corso di studi in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di Prevenzione delle malattie e Longevità in Salute. Da circa sei anni, oltre a studiare Medicina e Chirurgia, porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Da oltre un anno frequenta il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.